di Massimiliano Valeriani
Sono trascorsi 24 mesi dall’inizio di questa esperienza Rocca, siamo quasi a metà del percorso. Di cose ne sono successe poche, tra queste segnalo il mega trasferimento di risorse alla sanità privata, grande amore del presidente, una crisi da operetta che per otto mesi ha messo in agitazione la sua maggioranza per poltrone e strapuntini, qualche scandalo di fascistacci riciclati in posti pubblici, un teatro da comprare all’amico Barbareschi in difficoltà e tante cose buttate come noccioline allo zoo nella gabbia delle regole del territorio e dell’urbanistica. Anzi proprio l’urbanistica è diventata la merce di scambio per un riassetto di giunta con un cambio di responsabilità tra la Lega e Forza Italia, anche se questo campo è totalmente presidiato politicamente dallo stesso Rocca e da Fratelli d’Italia. Dall’inizio di legislatura sono tante le proposte di legge improvvisate presentate da consiglieri meloniani che di fatto hanno prosciugato la scarsa capacità della Giunta di lavorare ad un progetto unitario del territorio, costringendo la stessa a farsi carico delle tante spinte ultra particolaristiche degli eletti inconsapevoli dell’effetto che alcune proposte di legge possono avere sulla tenuta complessiva del territorio e hanno obbligato l’amministrazione Rocca ad assumerle per non implodere.
Fino al paradosso della legge 171, legge urbanistica presentata dall’ex assessore leghista, famosa per contenere tante cose diverse tra loro, dalle modifiche senza senso sulla cosiddetta “rigenerazione urbana”, all’aggressione al territorio agricolo regionale, alle previsioni di cambio di funzione delle sale cinematografiche chiuse.
Proprio sulla faccenda cinema si è consumato un siparietto tra il mondo dello spettacolo in rivolta e lo stesso presidente. Rocca è intervenuto direttamente su questa querelle assegnandosi il ruolo di colui che vuole salvare le sale abbandonate, non dopo aver bollato la polemica fatta da opposizioni ed esponenti del mondo della cultura, zeppa di pregiudizi e male interpretazioni. Peccato che quella legge che prevede il cambio di destinazione d’uso, l’ha scritta la sua giunta con una previsione che addirittura in commissione è stata emendata dalla sua stessa maggioranza che ha abbassato da 10 a 7 anni il tempo di chiusura delle sale per poterle trasformare in centri commerciali. Cioè lui non si è preoccupato di garantire un mix sostenibile tra attività commerciali e di supporto all’attività prevalente che deve essere sempre quella culturale, no lui voleva solo centri commerciali.
Grazie alla mobilitazione di tanti oggi salutiamo con soddisfazione che il presidente ha cambiato idea, anche se quasi nessuno ricorda che è la destra che voleva quelle trasformazioni pesanti. Comunque bene.
Ma in quella legge che tra un po’ arriverà in aula ci sono cose mostruose ben più pericolose di quelle che hanno visto dibattere il futuro delle sale.
C’è un vero e proprio scempio sulle zone agricole. Nella legge proposta si trasforma lo strumento dei PUA, oggi necessario per rafforzare e irrobustire le aziende agricole, che per Rocca diventa lo strumento per condonare ogni abuso edilizio compiuto in quelle aree, che si trasformano da zone agricole in zone urbanizzate, dove grazie alle modifiche sarà possibile costruire piscine, box, pergolati e annessi vari, totalmente sgangiato da ogni legame con l’attività agricola.
Si prevede (sic!) la possibilità di ospitare in quelle aree manifestazioni ed eventi non meglio precisati. Rave party? Concerti? Manifestazioni? Raduni con migliaia di persone in zone fragili, senza servizi primari di urbanizzazione? Che dire poi della norma che sempre il presidente ha presentato qualche settimana fa che prevede nelle aree agricole il cambio di destinazione d’uso dei manufatti: casali, stalle, deposito attrezzi in abitazioni, ristoranti, alberghi, asili nido? Urbanizziamo tutto l’agro romano strappando come carta straccia i piani regolatori delle città a partire da Roma?
Segnalo un’altra perla contenuta sempre in questa norma omnibus: sulla rigenerazione urbana le premialità per interventi di recupero possono arrivare al 60% (dal 20%!) senza chiedere in cambio a chi ne beneficia di garantire efficientamento energetico ed adeguamento anti sismico e addirittura prevedere che un manufatto abbattuto possa essere ricostruito altrove! Che senso ha delocalizzare una cubatura con il principio della rigenerazione delle nostre città se poi quel degrado non viene recuperato ma addirittura si premia un proprietario regalandogli un’area diversa per consumare altro suolo delle nostre città? Queste considerazioni sono condivise da molti soggetti sociali, non solo dai partiti di opposizione: stanno partendo campagne e mobilitazioni a Roma e nelle provincie contro il medio evo dell’urbanistica della destra, ma vista la solerte iniziativa di “recupero” sui cinema che il presidente ha compiuto, mi auguro che (sicuramente per via di una svista…) egli possa intervenire anche su questi temi che forse sono sfuggiti di mano.
Le mobilitazioni saranno fondamentali per scongiurare il rischio che tali modifiche normative violentino in pochi anni tutto il nostro territorio, e che si comprenda l’errore madornale di scambiare l’edilizia con l’urbanistica.