di Leonardo Impegno
Nel romanzo “Il complotto contro l’America”, Philip Roth dipinge un’America alternativa in cui Charles Lindbergh, celebre aviatore e fervente antisemita, diventa presidente degli Stati Uniti nel 1940. La sua elezione segna una svolta radicale nella politica americana: il Paese abbandona il sostegno a Regno Unito e Francia nella lotta contro la Germania nazista e, dietro una facciata di neutralità, stringe accordi con Hitler. Roth esplora con maestria le paure, le tensioni e le derive autoritarie che possono scaturire da un nazionalismo estremo e da alleanze pericolose.
Emblematica è la riflessione del protagonista: «Non era più il paese in cui ero nato. Era diventato qualcosa di oscuro, in cui l’incertezza e la paura erano il pane quotidiano». Questo senso di spaesamento e minaccia si riflette nelle attuali preoccupazioni politiche.
Il parallelismo con la situazione attuale negli Stati Uniti sotto l’influenza di Donald Trump è immediato e inquietante. Oltre alla sua vicinanza a regimi autocratici, Trump ha mostrato segnali preoccupanti di autoritarismo anche nei confronti della libertà di stampa. In un recente discorso al Dipartimento di Giustizia, ha dichiarato che la CNN e la MSNBC sono “illegali” perché, a suo dire, lo criticano nel 97% del tempo e diffondono solo bugie. Questo tentativo di imbavagliare i media indipendenti evoca pratiche da regime, con richiami preoccupanti alle restrizioni sulla stampa viste in paesi come l’Ungheria di Viktor Orbán. Trump, durante la sua presidenza e oltre, ha mostrato una sorprendente affinità con leader autocratici, primo fra tutti Vladimir Putin. Le accuse di collusione con la Russia e la sua posizione ambigua rispetto alla guerra in Ucraina pongono interrogativi significativi sulla direzione politica che potrebbe intraprendere l’America in futuro.
Come Lindbergh nel romanzo di Roth, anche Trump sembra muoversi verso una politica estera che mette in discussione i tradizionali alleati democratici degli Stati Uniti, come l’Europa, e mostra aperture verso potenze autocratiche.
Il “patto” tra Trump e Putin potrebbe essere visto come una versione moderna delle alleanze pericolose descritte da Roth: un’intesa che rischia di minare la coesione del fronte democratico europeo e di favorire l’avanzata di regimi illiberali. Questo scenario solleva preoccupazioni profonde sulla capacità delle democrazie occidentali di resistere a tali pressioni e di mantenere un’alleanza solida contro le minacce autoritarie.
Queste le ragioni profonde per le quali bisogna procedere verso una difesa comune europea, che possa garantire la sicurezza e la coesione dei paesi democratici. Forse, con realismo, una “coalizione dei volenterosi”, composta da Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Polonia, Spagna e altri paesi determinati, potrebbe essere il nucleo fondante di una strategia di difesa unitaria, capace di rispondere con fermezza alla “chiusura dell’ombrello” e alle minacce esterne per tutelare i valori democratici.
Le parole di Michele Serra, pronunciate durante la manifestazione del 15 marzo a Roma, risuonano con forza: «L’Europa non può permettersi esitazioni: o si unisce ora o rischia di dissolversi nei venti della storia». Questo richiamo alla responsabilità collettiva non può rimanere inascoltato. L’Europa deve dimostrarsi all’altezza della sfida, scegliendo di rafforzare i propri legami e costruire una difesa comune solida e credibile.
In questo contesto si inserisce anche il monito di Nicola Zingaretti, che in una recente intervista ha sottolineato: «Gli Usa hanno deciso di non voler pagare più per la nostra sicurezza. Da questa situazione si esce solo con un radicale cambiamento e scelte chiare verso l’integrazione e il rafforzamento dell’Europa politica». Aggiungendo con l’ineludibile realismo che ci impone la fase storica :” è necessario sperimentare nuove forme di collaborazione tra gruppi di paesi, non aspettando che si muovano tutti e 27”.
Roth, attraverso la sua narrazione distopica, ci avverte del pericolo di sottovalutare l’erosione lenta e subdola delle libertà fondamentali. Come ammonisce nel libro: «Quando la paura entra nelle case, la libertà esce dalla porta principale». Allo stesso modo, l’attuale scenario geopolitico ci invita a riflettere su quanto le scelte politiche odierne possano plasmare il futuro dell’ordine mondiale.
Il romanzo di Roth non è soltanto una storia alternativa: è un monito sulla fragilità della democrazia e sull’importanza di rimanere vigili contro le derive autoritarie, che possono nascere tanto dalla paura quanto dalla complicità con chi nega i principi democratici. Il confronto con la realtà contemporanea ci costringe a chiederci: quanto siamo lontani dal vivere il nostro “complotto contro l’America”?