da www.partitodemocratico.it
Difesa comune Ue, non corsa al riarmo dei singoli Stati
“Ai fini della realizzazione di una piena autonomia strategica europea, è cruciale la definizione di una vera politica estera comune a servizio dell’ideale fondativo di un’Europa progetto di pace: strumentale ma essenziale a questo obiettivo è la creazione di una ‘vera unione di difesa’, superando la mancanza di volontà politica degli Stati membri”…”che tenda all’orizzonte federalista di un vero e proprio esercito comune; all’Unione europea serve pertanto la difesa comune e non la corsa al riarmo dei singoli Stati”. È quanto si legge nella risoluzione del Pd in discussione all’assemblea congiunta in vista delle comunicazioni della premier Meloni.
Il piano ReaArmEu va radicalmente cambiato
“La Commissione europea sta preparando il Libro bianco sul futuro della difesa europea che rappresenta l’avvio di un percorso di discussione per la costruzione di una difesa comune, per cui serve un cambiamento radicale del modo in cui agiamo e investiamo nella nostra sicurezza e difesa, per fare in modo che d’ora in poi pianifichiamo, innoviamo, sviluppiamo, acquistiamo, manteniamo e dispieghiamo le capacità insieme, in modo coordinato e integrato, per conseguire una difesa comune europea”;
“Il piano ReArmEu, proposto dalla Presidente della Commissione europea Von der Leyen, va nella direzione di favorire soprattutto il riarmo dei 27 Stati membri e va radicalmente cambiato, poiché così come presentato non risponde all’esigenza indifferibile di costruire una vera difesa comune“.
“Gli investimenti in sicurezza devono accompagnarsi e non sostituirsi a quelli necessari a realizzare l’autonomia strategica in altri settori prioritari, a partire da quelli per la coesione e la protezione sociale, garantiti dai Fondi SIE dell’Unione europea su cui l’attuale Governo ha accumulato un drammatico ritardo nell’attuazione, che penalizza la necessaria convergenza delle regioni meno sviluppate, a partire dal nostro Mezzogiorno;
la difesa non può essere considerata un bene pubblico separato dal benessere sociale, ma è parte integrante di una strategia globale che prevede di garantire non solo la sicurezza fisica dei cittadini europei, ma anche la loro sicurezza sociale ed economica“.
La Ue si impegni per lo Stato di Palestina libero
“La tregua nella guerra a Gaza è stata oggi drammaticamente interrotta, l’amministrazione americana ha offerto pieno sostegno al Primo ministro Netanyahu su cui pende un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, le forze estremiste di destra che sostengono il Governo Netanyahu hanno spinto per riprendere il conflitto e invocato ulteriori crimini; la drammatica situazione del quadrante mediorientale, strategico per un continente che si affaccia nel Mediterraneo, impone all’Unione europea, se vuole credibilmente rappresentare un presidio nel mondo a difesa del diritto internazionale e dei pilastri del multilateralismo, di non permettere, ancora una volta, che la causa palestinese torni nell’oblio“.
“L’Unione europea – seguendo le posizioni e le proposte avanzate dal precedente Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Joseph Borrell, a cui l’attuale Alto Rappresentante Kaja Kallas non dedica la doverosa necessaria attenzione – deve impegnarsi per lavorare, in seno alla comunità internazionale, per costruire una pace giusta e duratura, che non può che passare dal riconoscimento dei diritti del popolo palestinese, a partire da quello di avere uno Stato libero dall’occupazione israeliana, nonché dalla garanzie di sicurezza per Israele”.
La Ue condanni senza riserve il piano Trump per Gaza
“Le proposte del presidente Trump che ha prefigurato l’evacuazione dei circa 2,1 milioni di residenti palestinesi a Gaza e la creazione di una ” ‘riviera del Medio Oriente’, suscitando l’indignazione di gran parte della comunità internazionale e dei principali paesi europei (con l’eccezione del Governo italiano), vanno condannate senza esitazioni e riserve”
“I principali paesi arabi hanno avanzato una proposta unitaria per il futuro e la ricostruzione della striscia di Gaza che prevede investimenti per oltre 53 miliardi, che l’Unione europea e gli Stati membri devono sostenere attivamente e con determinazione”.
Dazi: il governo non tratti bilateralmente con gli Usa
“Nelle ultime settimane, l’amministrazione americana ha annunciato politiche pesanti di introduzione dei dazi anche verso l’Unione europea, che sta cercando di rispondere in maniera unitaria, anche a norma di Trattati, e il più possibile immediata, attraverso una serie di contromisure per proteggere aziende, lavoratori e consumatori europei, pubblicando un elenco di prodotti statunitensi che potrebbero essere soggetti ai contro-dazi europei dal primo aprile; la risposta univoca europea non può e non deve lasciare spazio a tentativi di contrattare per via bilaterale le proprie posizioni con l’amministrazione americana, come sembrano suggerire alcuni membri del Governo, che allontanerebbe l’Italia dalla politica commerciale europea, nell’illusione di avere sconti su alcuni prodotti ma che sarebbero del tutto inadeguati a fronteggiare le conseguenze e l’impatto sulla nostra economia di una guerra commerciale con l’Europa, che andrebbero ben al di là dal settore agroalimentare”.
La Ue rilanci investimenti e consumi
“L’Unione europea non può limitarsi alle pur necessarie misure difensive, che andrebbero peraltro orientate anche verso i servizi e i diritti di proprietà intellettuale delle cosiddette aziende Big Tech, laddove è più forte la specializzazione dell’economia americana e la sua pervasivita’ nel nostro continente: per reggere la sfida serve un risposta più forte, che rilanci la competitività dell’economia europea e la sua domanda interna, con una politica di ampio impulso agli investimenti e ai consumi, anche attraverso una crescita dei salari dei lavoratori e del potere d’acquisto delle famiglie”.