Tirocini e dignità: l’Europa può cambiare le regole del gioco

di Mattia Ciappi

Da anni si parla di tirocini, ma quasi mai dalla parte di chi li vive. Si è sempre detto che i giovani devono fare esperienza, che il lavoro va imparato sul campo, che un tirocinio non è un vero impiego. Eppure, mentre le aziende hanno beneficiato di manodopera a basso costo o gratuita, intere generazioni sono state costrette a lavorare senza alcun riconoscimento economico adeguato, senza tutele, senza alcuna garanzia di un futuro.

Questa è una battaglia che riguarda tutti noi. Riguarda la dignità del lavoro, riguarda l’idea stessa di futuro che vogliamo costruire per le nuove generazioni. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. L’Europa ha finalmente aperto un dibattito serio su questo tema e il Parlamento Europeo sta lavorando a una direttiva sui tirocini che potrebbe segnare una svolta decisiva.

Ne ho parlato spesso con l’On. Nicola Zingaretti, che ha assunto un ruolo centrale in questa battaglia come relatore della direttiva in Commissione Cultura del Parlamento Europeo. Sta portando avanti una visione chiara: vietare i tirocini non compensati, garantire che ogni esperienza formativa preveda un’indennità economica dignitosa e mettere fine agli abusi che trasformano il tirocinio in una forma di precarietà anziché di crescita professionale.

Ieri, durante una diretta Instagram con Lorenzo Sciarretta, Zingaretti ha raccontato il percorso che sta portando avanti in Commissione Cultura. Ha spiegato quanto sia fondamentale che questa direttiva non si limiti ai soli tirocini extracurriculari, ma assicuri una compensazione economica anche per quelli curriculari, che troppo spesso vengono considerati al di fuori delle logiche del lavoro e lasciati senza alcun sostegno finanziario. È un passaggio cruciale, perché riguarda milioni di studenti che ogni anno devono accettare stage obbligatori senza percepire nulla, pur contribuendo con il loro lavoro all’attività di aziende, enti pubblici e istituzioni.

La sfida è grande e non sarà semplice vincerla. Ci sono resistenze, ci sono interessi consolidati, c’è chi continua a sostenere che il lavoro gratuito sia accettabile in nome della formazione. Ma è un’idea superata, ingiusta, dannosa. Se un tirocinante produce valore, deve ricevere un riconoscimento economico. Se la formazione è davvero tale, non può trasformarsi in sfruttamento.

Oggi la Toscana ha fatto un passo avanti, tracciando una strada con la sua riforma che vincola i contributi pubblici all’assunzione post-tirocinio e introduce il marchio “Toscana Tirocini di Qualità”, ma serve un cambiamento a livello nazionale ed europeo. Non possiamo più permettere che il futuro dei giovani sia fatto di precarietà, di incertezze e di promesse mai mantenute.

Il Parlamento Europeo ha davanti a sé un’opportunità storica. Questa direttiva può essere la chiave per cambiare le regole del gioco, per garantire ai giovani un accesso al mondo del lavoro che non sia un percorso a ostacoli, ma un’esperienza dignitosa e giusta. Adesso è il momento di fare una scelta: o si sta dalla parte dei giovani e del loro diritto a un tirocinio equamente compensato, oppure si continua a difendere un sistema che alimenta lo sfruttamento.